La big society in fumo

Sulla sommossa di Londra, durante la quale ieri è morto un ragazzo di ventisei anni, rischia di smontarsi un pezzo della Big Society di David Cameron. Nessuno sa ancora quale sia il vero movente della rivolta e tutti sanno invece che Tottenham e gli altri quartieri difficili nei quali sono nate le rivolte erano da tempo una polveriera fatta di degrado, criminalità, multiculturalismo fallito, integrazione teorica: neri contro bianchi, bianchi contro mediorientali, mediorientali contro neri, pachistani contro tutti. Leggi Imbarazzo di stato e anarchia
8 AGO 20
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Sulla sommossa di Londra, durante la quale ieri è morto un ragazzo di ventisei anni, rischia di smontarsi un pezzo della Big Society di David Cameron. Nessuno sa ancora quale sia il vero movente della rivolta e tutti sanno invece che Tottenham e gli altri quartieri difficili nei quali sono nate le rivolte erano da tempo una polveriera fatta di degrado, criminalità, multiculturalismo fallito, integrazione teorica: neri contro bianchi, bianchi contro mediorientali, mediorientali contro neri, pachistani contro tutti.
Eppure, senza avere ancora certezze sul perché Londra s’è infiammata, una parte dell’Inghilterra ha già individuato nella lotta alla mega riforma economico-sociale del governo conservatore il rimedio per placare la rabbia. Cameron si schianta su una fiducia eccessiva nei confronti del suo paese: pensava fosse maturo per una svolta liberista che prevedesse meno stato e più individuo, meno aiuti e più autosufficienza. Gli incidenti di Londra, Birmingham, Liverpool e Leeds gli dicono invece che la Gran Bretagna s’è incagliata. La sua riforma prevede la parziale sostituzione dello stato da parte dei cittadini nell’amministrazione del paese e della società: vuole cooperative, organizzazioni, associazioni che s’assumano la responsabilità della gestione del settore pubblico; quello che si trova di fronte è una realtà che gli sbatte in faccia l’impossibilità di affidare alla gente anche soltanto il volantinaggio. Il Labour adesso attacca strumentalmente il premier, deride il suo progetto e torna a picchiare sui tagli al welfare che la Big Society porta con sé.
Bel guaio per Cameron, questo. Per molti analisti, gli scontri sono un pretesto che però mina la riforma sociale del governo Tory. Troppo il caos di questi giorni, troppe le conseguenze della violenza scatenata nei riot. Persino l’inadeguatezza della polizia viene usata per abbattere la Big Society: “Molti di quei poliziotti che sono sulle strade, tra poche settimane potrebbero essere licenziati a causa dei tagli del governo”, ha detto l’ex sindaco di Londra, Ken Livingstone. Tutto strumentale, tutto persino meschino, però contemporaneamente tutto molto in linea con il mood di un paese stremato dalle conseguenze della crisi economica del 2008. Sembra che non regga null’altro, in questo momento a Londra: non regge la consapevolezza che la città vive tensioni sociali da decenni e che a provocarle sono state buonismo, multiculturalismo, progressismo che, nel tentativo di integrare, hanno isolato i più poveri. Si lavavano la coscienza con gli aiuti e con la pioggia di sterline, senza accorgersi che stavano creando un mostro. Le ultime gang di strada di Tottenham e degli altri quartieri a rischio sono nate così. E così sono nate persino le bombe islamiche del 7 luglio 2005. Lo sanno tutti, in Gran Bretagna. Però l’indignazione per quello che accade deve sfogarsi contro un nemico percepito, la Big Society. Lo dice Rodney Barker, professore emerito della London School of Economics: “La situazione attuale non è stata creata dalle politiche del governo, però tutti pensano che sia così”. Significa che per Cameron sarà difficile salvare la riforma che doveva essere il sigillo del suo governo.